“Desidero anzitutto ringraziare Sua Maestà Felipe VI per l’accoglienza calorosa riservataci in questa splendida cornice di Las Palmas. Vorrei rinnovare un pensiero di vicinanza e di amicizia al Presidente Marcelo Rebelo de Sousa comprendendo pienamente la sua decisione di restare in sede per seguire l’opera di coloro che stanno contrastando gli incendi che colpiscono il Portogallo e che stanno aiutando i concittadini in difficoltà. Ringrazio gli organizzatori del XVII Simposio Cotec che, come ogni anno, costituisce un foro privilegiato di approfondimento e dialogo per le agende nazionali ed europee.
Ancora una volta è stato scelto un tema di grande rilevanza e attualità, che si inserisce nella riflessione strategica in corso a Bruxelles e su cui è intervenuto recentemente, con un rapporto autorevole – come poc’anzi rammentava il Presidente Rebelo – anche Mario Draghi. In quel rapporto – centrato come tutti sappiamo sulla competitività europea – il divario di produttività tra Unione Europea, Stati Uniti e Cina è imputato principalmente al settore tecnologico. Come anche i vostri studi hanno rilevato, l’Unione Europea è debole nelle tecnologie emergenti, quelle che guideranno la crescita futura: soltanto quattro – come abbiamo poc’anzi ascoltato – delle cinquanta aziende tecnologiche più importanti del mondo sono, infatti, europee.
Possiamo quindi concordare sul fatto che l’Europa debba riorientare profondamente i suoi sforzi collettivi per colmare il divario di innovazione. Spesso ci si riferisce all’Europa come al “vecchio continente”, ma è ben noto che questa espressione è sorta per distinguerla dal “nuovo mondo”, ma non per indicare un presunto irrimediabile invecchiamento della sua civiltà. Un bilancio demografico, con sempre meno giovani, certamente costituisce motivo di allarme per il futuro. È dalle nuove generazioni che arriva la spinta al cambiamento e all’innovazione. Ma mentre è utile porre in atto ogni possibile correttivo per invertire un trend così squilibrato, occorre, nel contempo, attivare politiche nei settori della formazione e della ricerca che affrontino il problema del divario tecnologico oggi, sollecitando il sistema industriale europeo a innovare, per essere resiliente e competitivo. Nelle imprese in ampia parte crescono i talenti dell’innovazione. L’Europa deve fortemente accelerare, attuando misure che consentano di promuovere la sua capacità industriale nei settori ad alto contenuto tecnologico.
Essere presenti nelle filiere tecnologiche di frontiera, in quei settori che determineranno in modo sempre più incisivo le condizioni di vita nell’avvenire nonché la possibilità di rispondere alle numerose sfide del futuro – sostenibilità ambientale, lotta ai fenomeni di alterazione climatica, salute umana – pone le condizioni per poter consentire ai cittadini livelli di esistenza sempre migliori. […] Per restare competitivi servono risorse. Anzitutto fondi per i nostri sistemi educativi e per la ricerca – e in Italia permane un significativo deficit di istruzione nell’ambito delle lauree Stem (science, technology, engineering and mathematics) – oltre a intese che assicurino l’approvvigionamento delle materie prime indispensabili per la produzione delle nuove tecnologie. La sovranità in campo tecnologico si nutre di questi fatti e di cooperazione, perché non è indifferente la questione della internazionalizzazione della ricerca e degli investimenti relativi, della tutela del valore strategico di alcuni ambiti.
[…] Sovranità tecnologica, naturalmente, non significa chiusura, arroccamento o protezionismo, atteggiamenti che finirebbero per indebolire e per marginalizzare ulteriormente l’Europa e tutti gli Stati dell’Unione Europea. Al contrario, è un cantiere in cui potenziare la ricerca, per affrontare con coraggio la transizione digitale, cogliendo i vantaggi della intelligenza artificiale nella gestione dei cambiamenti epocali che essa produce. È significativo che per sviluppare questo cantiere sia stata nominata un’apposita commissaria dell’Unione per la sovranità tecnologica, Henna Virkkunen. L’apertura e la capacità di inclusione proprie alla cooperazione scientifica internazionale sono fattori essenziali perché l’accesso all’innovazione non resti prerogativa esclusiva di alcuni Paesi, ma contribuisca allo sviluppo e alla crescita equa e collettiva. L’innovazione al servizio del progresso opera con efficacia all’interno di regimi liberi e democratici che hanno al centro la dignità della persona: in questo l’Europa ha il suo punto di forza e la sua caratteristica. Spagna, Portogallo e Italia possono sviluppare un’azione di stimolo importante nell’Unione europea.
Il vostro Simposio è un incoraggiamento, è una spinta in questa direzione.
Vi ringrazio e vi auguro di proseguire lungo questo percorso.”