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Women Lead

Milano
3 Ottobre 2024
Il video integrale dell’evento

A dicembre 2023 in Italia sono registrate 1.325.000 imprese femminili, corrispondenti al 22,2% del totale delle attività produttive nel Paese. Secondo i dati dell’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere, supportato da Si.Camera e Centro studi Tagliacarne, l’anno 2023 ha segnato un rallentamento nella crescita delle imprese guidate da donne.

Per quanto riguarda le startup, in Italia attualmente ce ne sono circa 13.000, ma solo il 13% di queste è gestito da donne. Le startup femminili si distinguono per alcune caratteristiche interessanti: una maggiore presenza di persone con istruzione terziaria o dottorato di ricerca, e una percentuale più alta (26,7%) di startup femminili nel settore dei servizi scientifici e professionali rispetto alle altre startup (22,8%). Questo dimostra che le donne avviano imprese basate sulla scienza e sulla tecnologia tanto quanto gli uomini, se non di più.

Malgrado un progressivo miglioramento osservato nel corso degli ultimi anni, le statistiche confermano la persistenza di un divario di genere nell’imprenditoria femminile italiana. Anche a livello generale, il Global Gender Gap Index 2024 ha visto l’Italia scivolare all’87° posto (su 146 paesi) in merito alle disparità basate sul genere: tuttavia, nonostante i dati sconfortanti, il tessuto italiano associativo (e non) attivo nella lotta al gender gap è in costante fermento.

In occasione dell’evento Women LeadStories of a Female Future, che si è tenuto il 3 ottobre all’headquarter di Sisal a Milano, hanno avuto modo di incontrarsi alcune rappresentanti di aziende, associazioni e giovani imprenditrici accomunate dallo stesso obiettivo: colmare un divario di genere che appare spesso legato a residui culturali del passato. Un primo esempio, fornito dall’OCSE, è il fatto che in Italia una donna laureata guadagna mediamente il 58% in meno di un uomo di pari grado di istruzione, così come è ormai noto che le posizioni apicali delle imprese vedono una scarsa presenza delle donne, anche se il fenomeno presenta una tendenza alla sua riduzione. 

In che modo aziende e associazioni possono fare la differenza nel raggiungimento della parità di genere?

Anna Carbonelli, Head of Solution for SMEs per Intesa Sanpaolo, ci ha raccontato che “un momento critico per le donne nel mondo del lavoro è la decisione di avere il primo figlio: una donna su quattro abbandona l’impiego dopo la nascita del primo figlio, principalmente a causa della mancanza di servizi di supporto, come asili nido aziendali o flessibilità oraria. Come banca, abbiamo implementato misure concrete, offrendo un finanziamento immediato per giovani imprenditrici che affrontano la maternità, cercando così di contrastare il fenomeno dell’abbandono lavorativo.” In Italia lavorano il 56% delle donne, in Europa il 70%, in Germania il 77% e in Francia il 72% (paese in cui c’è un alto tasso di natalità), a indicare che le infrastrutture attorno alla famiglia sono fondamentali per permettere a una donna di conciliare vita e lavoro. 

Dalla cultura finanziaria il focus si è spostato verso la parità di genere nel mondo digital & tech, che è il lavoro di SheTech e della sua Community Manager, Silvia Fanzecco. In merito alla situazione attuale delle startup femminili nazionali, con le quali questo ente no-profit lavora ogni giorno, Fanzecco ha detto che “le sfide principali delle startup sono state identificate chiaramente: la prima riguarda l’accesso al finanziamento. Anche i dati raccontano che, spesso, un retaggio culturale fatto di bias e pregiudizi tende a disincentivare la concessione di un finanziamento ad una donna. Un’altra sfida enorme è il bilanciamento della vita-lavoro, dato che purtroppo persiste ancora la cultura della donna che ha a carico l’attività di cura della famiglia o di un parente. Infine, la sfida della rappresentanza, l’idea cioè di vedere sempre più donne nei consigli di amministrazione e nei Founding Team. C’è bisogno di una spinta in più per ingrandire il cerchio che fino ad ora è stato abbastanza piccolo.

Davide Orfanelli, GoBeyond Program Manager ci ha parlato di GoBeyond, il progetto di Sisal che quest’anno compie dieci anni e dei suoi obiettivi principali: supportare le startup legate all’innovazione sociale e ambientale e collaborare attraverso l’open innovation con progetti che possono essere di valore per Sisal. “Abbiamo raccolto dati significativi: al 30 settembre, il 42% delle startup che hanno presentato application per la call for ideas di GoBeyond ha una leadership femminile. A questo risultato ci siamo arrivati con due driver principali: il primo è l’ecosistema, e in questo momento ho di fianco le principali, Angels4Women e SheTech, che ci supportano quasi da sempre, e il secondo con le iniziative mirate, con progetti speciali”.

Tornando al tema dei finanziamenti per le startup femminili, Stefania Quaini, Managing Director di Angels4Women ha sottolineato un elemento: “C’è un problema culturale: dovremmo iniziare a sensibilizzare le donne sulla possibilità di costruire per sé un percorso imprenditoriale, così come mi piacerebbe che si parlasse di più di supporto all’imprenditoria femminile (come stiamo facendo qui in questo momento) anche nelle platee maschili, per ri-bilanciare culturalmente anche questo aspetto. […] Esiste ancora una limitata autonomia nell’allocazione delle risorse finanziarie, e la percezione del rischio è elevata quando si tratta di investire in start up femminili. Questo rappresenta una barriera significativa per molte idee innovative, che rischiano di non vedere la luce senza un adeguato sostegno finanziario.

Grazie alla testimonianza di tre imprenditrici italiane, quest’occasione ci ha permesso inoltre di approfondire le principali sfide che le donne devono affrontare per realizzare le proprie idee innovative, oltre a conoscere le possibili strategie per superarle. Cristina Angelillo, Ceo di Marshmallow Games e presidente di InnovUp, ha raccontato gli aspetti positivi e quelli negativi di basare una startup al sud Italia, nel suo caso precisamente a Bari, in Puglia. “Da dieci anni faccio impresa e la faccio al sud. Restare in Puglia è per noi motivo di grande orgoglio e questa scelta ha presentato una serie di vantaggi: innanzitutto ci sono molti finanziamenti, ma anche banalmente il fatto di poter emergere più facilmente, proprio perché essere al sud ed essere donna è un fatto abbastanza raro.” Roberta Ligossi, Ceo & co-founder di TA-DAAN, start up innovativa con un founding team tutto al femminile: “TA-DAAN nasce con l’obiettivo di portare online piccole botteghe artigiane, un e-commerce composto da moltissimi artigiani europei (80% donne).” Anche Ilaria Pigazzini, Ceo & co-founder di Arcan, una startup tecnologica, ha messo in luce un’altra criticità, legata alla mancanza di donne con competenze tecniche. “La sfida principale che ho incontrato in questi anni è stata raccogliere capitale e trovare qualcuno che creda nel tuo progetto. Ma una delle difficoltà maggiori nel settore tecnologico è la scarsità di figure femminili professionali. Nella mia azienda lavoro con tre sviluppatori uomini, perché durante il reclutamento sono pochissime le donne che inviano la loro candidatura.” 

Durante l’incontro, le partecipanti hanno condiviso esperienze personali, raccontando come hanno affrontato ostacoli come la mancanza di finanziamenti, il pregiudizio di genere e l’equilibrio tra vita professionale e privata. È emerso un quadro variegato, fatto di determinazione, resilienza e creatività. In molte hanno sottolineato l’importanza del networking e del supporto reciproco tra donne imprenditrici, evidenziando come la creazione di una rete solida possa fare la differenza nei momenti critici. Le storie raccontate hanno ispirato il pubblico, dimostrando che, nonostante le sfide, le donne continuano a rompere barriere e a innovare anche in campi tradizionalmente dominati dagli uomini. L’evento si è concluso con l’invito a sostenere e promuovere l’imprenditoria femminile, riconoscendo il valore aggiunto che le donne apportano nel panorama economico e sociale.

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